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News 94 articoli

Agosto/settembre 2016

Il numero di agosto/settembre 2016! 

Leggi notizie e testimonianze del mondo saveriano.

 

“Possiamo aiutarvi meglio?”

immagine_articolo di p. Marcello Storgato, sx

Caro direttore,

sono vostro abbonato da 27 anni e sono un educatore parrocchiale nel settore dello sport; mia moglie è catechista e collaboriamo insieme nelle varie attività a favore delle missioni. A volte “Missionari Saveriani” ci arriva in ritardo: pazienza, l’essenziale è che arrivi. Leggiamo e cerchiamo di diffondere il vostro bel mensile. Vorremmo sapere come fare per aiutare di più e meglio i missionari nel mondo, ai quali auguriamo una felice Pasqua. Dio benedica e protegga tutti i missionari e fermi il martirio!               Luciano, Casoria - via fax

 

Nella cassetta della posta trovo spesso tanta pubblicità e tante associazioni che chiedono di destinare a loro il 5 per 1000, o di diventare loro “sostenitori”, anche attraverso volontà testamentarie… Io quel poco che posso, preferirei farne dono a voi. Mi piacerebbe sapere come fare. Grazie.     Silvia, Genova - via mail

 

Cari amici e amiche,

vi ringrazio di cuore perché pensate ai missionari anche in modo così concreto, oltre a darci affetto e preghiera. Siete la manifestazione della divina Provvidenza per noi e per i popoli con cui viviamo e ci impegniamo. San Guido Conforti ci ha abituati a pregare per tutti voi, nella Messa e nell’adorazione Eucaristica, dovunque noi siamo: “Ricordando i benefici ricevuti da tante anime generose, che hai ispirate a soccorrerci, ti preghiamo Signore di ricambiarle del bene fatto con l’abbondanza dei tuoi doni, e concedi loro la tua benedizione e la tua pace”.

Venendo ai desideri espressi da Luciano e Silvia, cerco di precisare alcuni punti.

Offerte detraibili. È noto che anche noi saveriani abbiamo provveduto a istituire la “Associazione Missionari Saveriani Onlus”, con sede a Parma (Viale S. Martino, 8). La Onlus dà la possibilità di detrarre, secondo le leggi statali, le erogazioni liberali a sostegno di progetti precisi, che presentiamo anche su questo mensile. Anche i contributi per l’abbonamento e per la stampa e diffusione del nostro mensile sono detraibili.

5 per 1000. Oltre a ciò, la Onlus può ricevere, senza ulteriori costi per i versatori, la destinazione del 5 per 1000, sul Codice Fiscale 92166010345. Abbiamo pensato di fornire a tutti i nostri lettori e lettrici l’apposito inserto che trovate in questo numero di aprile. Un foglio con sei copie uguali: una è per voi, le altre sono per vostri parenti, amici, conoscenti (e anche per i commercialisti in buona fede).

Intenzioni di preghiera. È lodevole ricordare i nostri cari - vivi e defunti - nella preghiera e soprattutto nella santa Messa. I missionari sacerdoti, in Italia e nel mondo, accolgono volentieri le vostre intenzioni e si uniscono a voi nella preghiera universale. Le offerte inviate a questo scopo contribuiscono al sostegno dei missionari e delle loro attività di evangelizzazione. Tuttavia, non essendo detraibili, non possono essere inviate tramite la Onlus, ma con C/cp o bonifico alla comunità saveriana da cui ricevete il mensile (come nella testata di pagina 8).

Insieme, vogliamo realizzare il sogno di san Guido Conforti: “Fare del mondo un’unica famiglia”. Auguro ogni bene, p. Marcello, sx

 

Per informazioni: missionarisaveriani.onlus@saveriani.it; Tel.0521 920511



 

Piccola inchiesta su “Missionari Saveriani”

immagine_articolo di p. Marcello Storgato, sx

Apri l'allegato, salvalo sul tuo pc, leggi attentamente e compila rispondendo alle domande. Poi rispedisci il tutto via posta o via e-mail agli indirizzi indicati. 

Anche il tuo contributo può esserci utile per migliorare!


26/08/2016

Essere cristiani in Mozambico

immagine_articolo di p. Andrea Facchetti, sx

La stagione delle piogge quest’anno è passata senza essercene accorti: l’acqua ha deciso di rimanere lassù. È così in tutta la parte centrale e meridionale del Mozambico. Dalle rive dello Zambesi in giù, il giallo è il colore che domina: terra inaridita e raccolti nelle campagne bruciati da un sole impietoso. Qualcuno dice sia El Niño. Qualcun altro ricorda le foreste secolari che c’erano fino a quindici anni fa; il taglio folle di alberi, che vedono la Cina come destinazione privilegiata, potrebbe essere uno dei motivi.

“Gli alberi chiamano la pioggia”, affermano saggiamente i vecchi. Intanto, a causa della sua mancanza, quest’anno migliaia di famiglie stanno facendo la fame.

 

Piogge e guerra “a bassa intensità”

Ci voleva anche questa. Assieme alla siccità e alla carestia, è pure cominciata la guerra. O meglio, è ricominciata. Dopo sedici anni di guerra civile - terminata nel 1992 con un milione di morti - e dopo venti anni di pace, tre anni fa sono riprese le ostilità, che si sono particolarmente intensificate negli ultimi mesi. La chiamano “guerra a bassa intensità”: si combatte in zone di foresta e scarsamente popolate.

Inoltre, rapimenti e omicidi selettivi di membri dell’opposizione, di giornalisti e magistrati contribuiscono a creare una strategia della tensione che genera paura e immobilizza la parte sana della società. Dopo le elezioni fraudolente di due anni fa, sul tavolo c’è il controllo politico del paese e la spartizione delle sue immense risorse naturali, fino ad ora possedute dall’élite del partito al potere e svendute al capitale straniero.

Ma le pallottole e i morti di una guerra “a bassa intensità” non sono diversi dalle pallottole e dai morti di una qualsiasi altra guerra. Le lacrime di chi piange le vittime e le fosse comuni incontrate nella regione centrale del paese sono lì a confermarlo.

 

Cristiani “ad alta intensità”

Se le piogge e la guerra sono “a bassa intensità”, i cristiani cercano di andare controcorrente, facendo del loro meglio per vivere il vangelo “ad alta intensità”. In questo anno della misericordia, le comunità cristiane sono “ad alta intensità”. Nonostante il cibo scarseggi in casa, si danno da fare per aiutare le vedove, i malati e i più poveri.

Sono “ad alta intensità” le Commissioni di Giustizia e Pace. A livello di diocesi e parrocchia, denunciano l’usurpazione delle terre da parte delle multinazionali del land grabbing, ma anche il taglio illegale di legname pregiato. Aiutano a vincere la paura, ad alzare la testa e a rivendicare il proprio diritto ad una vita piena. Sono “ad alta intensità” i nostri vescovi, che da tempo denunciano la corruzione, gli abusi di potere e la disuguaglianza nella distribuzione delle ricchezze. Questo è il contesto di fondo che ha prodotto l’attuale, assurda guerra.

 

La felicità della vita

I vescovi fanno appello alla pace come frutto della giustizia. Mentre qui sta terminando il tiepido inverno africano, dall’altra parte dell’equatore, a qualche migliaio di chilometri di distanza, sta per finire un’estate. Per voi ricomincia l’anno scolastico, per qualcun altro il lavoro. Altri continueranno a cercarlo disperatamente; altri ancora faranno i nonni.

Non lasciamoci trascinare in una vita “a bassa intensità”. Piuttosto, lasciamoci prendere per mano dal vangelo di Gesù e viviamolo “ad alta intensità”. Alla fine, la felicità della vita sta tutta lì.



26/08/2016

Formiamo un’unica famiglia umana

immagine_articolo di p. Filippo Rota Martir, sx

Nel paginone di questo numero (tema del mese) rifletteremo su un tema caro a noi (amici dei) missionari, cruciale anche per il futuro dell’Europa. È il tema della convivenza tra popoli, religioni, culture differenti. San Guido Conforti desiderava che essi si incontrassero per formare un’unica famiglia.

 

Negli ultimi 20 anni ci sono stati 10 attentati terroristici al giorno, con 165mila vittime, soprattutto nel Medio Oriente e Nord Africa. Quando veniamo colpiti noi europei (Parigi, Bruxelles, Dhaka, Nizza), i media ne danno notizia in lungo e in largo, cosa che non accade quando sono coinvolte persone di altre latitudini. Per non parlare del “terrorismo di stato”, una guerra mondiale “a pezzi” alimentata con la vendita di armi che non conosce mai crisi! La guerra lascia sul campo tanta ingiustizia e odio che, prima o poi, si ritorcono contro di noi, come sta già accadendo. Che fare dunque di fronte a tanta disumanità? Il vescovo di Nizza ci suggerisce di “non lasciarci invadere dall'odio, dalla violenza, dalle recriminazioni o dai ripiegamenti su noi stessi, evitando che il nostro dolore generi ciò che è all'origine dei fatti”. Non cadiamo nella loro trappola!

 

Non è facile, ma reagire al male con il bene è l’unico modo per vincere i signori che seminano odio e vorrebbero dividerci e mettere una religione, un popolo contro l’altro. Non inaspriamo i rapporti, non rinunciamo a costruire integrazione, dialogo, amicizia, con chiunque. Andiamo contro-corrente e creiamo uno stile “alternativo”, fatto di confronto, stima, sostegno reciproco. Insomma, ci dicono i giovani studenti delle mostre missionarie, non diamola vinta al sospetto e alla paura dell’altro.

 

Costruiamo ponti, abbattiamo i muri, quelli materiali e quelli invisibili e insidiosi, che crescono dentro i cuori. Questa, alla lunga, è l’unica arma vincente contro l’odio: non creare separazioni e pregiudizi, ma scoprire nell’altro il bello e il buono, qualsiasi sia la religione, il pensiero e il colore delle pelle. Creiamo comunione e fiducia, aprendo canali di comunicazione e spazi di incontro. È bello ostinarsi a vedere nell’altro non un nemico, ma un dono, un fratello o una sorella. Crediamo che siamo fatti per la pace e la fraternità, per un mondo in cui ognuno si senta accolto, come “a casa”, dove nessuno sia escluso o scartato?

 

Dio, eterna novità, ci trasforma e ci arricchisce proprio tramite l’altro diverso da noi. Come far sì che le nostre case, comunità e città siano laboratori di comunione, amicizia e fraternità, capaci di integrare, aperti al mondo intero? In Europa - dice papa Francesco - abbiamo bisogno di un cambiamento.

Cosa fare affinché il suo immenso patrimonio, permeato di cristianesimo, non divenga pezzo da museo, ma “sia ancora capace di ispirare la cultura e di donare i suoi tesori all’umanità intera?”. 



26/08/2016

Abaetetuba, saloni multiuso

immagine_articolo di p. Matteo Antonello, sx

Padre Raffaele Bartoletti lavora nella diocesi di Abaetetuba, in Amazzonia, e più precisamente nella parrocchia di San Paolo. In essa le comunità si trovano in un raggio di circa 50 chilometri. Molte sono all'interno della foresta, dove è difficile avere manodopera, mezzi e trasporto per la merce.

P. Raffaele ha presentato un progetto per poter ristrutturare o costruire quattro saloni multiuso già esistenti, da consegnare ad altrettante comunità. Servirebbero alla gente del posto per incontri sociali, culturali, formativi…

La richiesta attraverso “Missionari Saveriani” ha l'obiettivo di poter realizzare la struttura esterna per far sì che le rispettive comunità possano poi completare autonomamente i lavori necessari all’interno. Servono circa 16mila euro (4mila euro per salone).

Il Signore benedica quanti collaboreranno al progetto.
Un abbraccio a tutti.

p. Matteo Antonello, sx - Abaetetuba, Brasile

 

Per contribuire, si può inviare l'offerta su C/c.p. o bonifico a:

"Associazione Missionari Saveriani Onlus"

Viale S​an Martino 8 - 43123 PARMA

C/c 1004361281 (cod. fiscale 92166010345)

IBAN IT77 A076 0112 7000 0100 4361 281



22/06/2016

Lasciamoci guardare da Maria

immagine_articolo di p. Filippo Rota Martir, sx

L’aver indetto il Giubileo sulla misericordia è segno di grande coraggio, in un’epoca in cui la cultura non è favorevole a questo valore. Non la si considera una virtù, al contrario. Oggi, nel mondo, “non c’è posto né per la misericordia né per il misericordioso; chi vince vive, e i deboli sono già quasi morti” (mons. Galantino). Ostacoliamo gli aiuti ai paesi poveri e facciamo circolare liberamente le armi. In tal modo nutriamo le guerre e non le persone.

Tramite i media, conosciamo tutto ciò che accade, anche dall’altra parte del mondo. Ma questa apparente vicinanza si incrina ogni giorno di più. Poco a poco, diventiamo immuni alle tragedie e le consideriamo come qualcosa di naturale. Vediamo il dolore, ma non lo tocchiamo, sentiamo il pianto, ma non lo consoliamo, vediamo la sete ma non la saziamo. È necessario ‘de-naturalizzare’ la miseria, che ha il volto di un bambino, di una famiglia, di giovani e anziani, della mancanza di lavoro di tante persone, il volto delle migrazioni forzate, delle case abbandonate o distrutte (papa Francesco).

 

La misericordia, carezza di Dio sulle ferite del nostro egoismo, ci trasforma e apre il nostro cuore al misero, sull’esempio di Gesù. Questi riabilitava poveri, accoglieva peccatori, stranieri, donne, bambini, lebbrosi. Sfamava le folle, denunciava i potenti. Addirittura chiamò a sé (per seguirlo da vicino!) uno come Matteo. Non si dava mai per vinto fino a quando non avesse dissolto il peccato e vinto il rifiuto, non con minacce, ma con la sola compassione, forza che vince tutto.

 

Le nostre comunità siano missionarie, luce che brilla in mezzo alle tenebre. Compiano passi di misericordia, e immettano “nella storia germi di vita nuova rispetto a quelli di una cultura antiumanistica”. In luglio Francesco si recherà in Polonia nel segno di Maria e della Misericordia. Si incontrerà con i giovani che giungono dai cinque continenti e visiterà il santuario della Divina Misericordia di Cracovia.

Andrà anche ad Auschwitz e pregherà davanti al “muro della morte”. Auschwitz è un capitolo triste della nostra storia, che non si potrà mai chiudere, un luogo dal quale le braccia si aprono verso la misericordia di Dio. Per costruire un futuro diverso per l’Europa (e per il mondo) non c’è niente di meglio che partire da Auschwitz e Czestochowa.

 

Nell’anno della Misericordia i giovani (e noi con loro) andranno nella capitale della Divina Misericordia e potranno fissare il loro sguardo in quello di Maria, che non condanna, ma guarda in modo tale che ognuno si senta accolto nel suo grembo. Se per caso il nostro sguardo si è indurito, se proviamo fastidio di fronte alla sofferenza altrui, c’è una soluzione: lasciarsi guardare da Maria, lasciare che lei curi le “cataratte”, le chiusure di cuore.

I giovani faranno questa esperienza e speriamo contagino, con la loro autenticità, tutte le nazioni. E che si avveri, in tal modo, il sogno di Francesco: un’Europa giovane, solidale, umana, vicina ai deboli, che promuove e tutela i diritti di ciascuno, capace di essere ancora madre. 



22/06/2016

Gmg nel segno della misericordia

immagine_articolo di p. Benjamin Mugisho, sx

Padre Gabriele Ferrari non scrive più? La risposta la trovate a pagina 7. Intanto, p. Benjamin, originario del Congo RD e animatore missionario giovanile ad Ancona, ci ha offerto questa bella riflessione; lo ringraziamo.

 

I giovani si raduneranno in Polonia per la giornata mondiale della gioventù, dal 25 al 31 luglio. L’ultima Gmg ci ha portato a volgere lo sguardo verso la chiesa latino americana, con i suoi tratti affascinanti. Questa volta siamo a nord-est, a Cracovia, nel cuore dell’Europa. In una terra ricca di fede che, nonostante le persecuzioni, ha dato frutti di speranza: santi e compagni di viaggio, in primo piano, Giovanni Paolo II.

Papa Wojtyla chiese a tutti di spalancare i cuori a Cristo e di non avere paura della propria fede. Dio non si è ancora stancato di noi, se, ancora oggi, giovani di tutto il mondo, di ogni cultura, lingua e razza… si radunano. Incontrare gli altri e l’Altro cambia il cuore, apre alla contemplazione. Cracovia ci farà volgere lo sguardo nell’unico sguardo, quello del Padre, che è Misericordia, per potere essere, come lui, misericordiosi.

 

La Santa Suor Faustina

In effetti, il tema della Gmg sarà “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia” (Mt 5, 7). La terra che ospiterà la Gmg è la stessa da cui viene la devozione alla Divina Misericordia. Nella seconda metà del XIX secolo, fu fondato, a Cracovia, il monastero per la congregazione delle suore di Nostra Signora della Misericordia, dove visse e morì la santa Suor Faustina Kowalska.

Ella ricevette la grazia della grande intimità con Gesù e scrisse nel suo diario: “l’umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia”.

Bisogna andare nei luoghi dove le persone sono vissute per capirle fino in fondo. I giovani potranno entrare in sintonia con S. Faustina e sussurrare, con lei: “Gesù, confido in Te”.

 

Una luce che nasce da Auschwitz

Questa Gmg farà memoria di uno dei drammi dell’umanità nel secolo scorso. Il contatto con Auschwitz e Birkenau aiuterà i giovani a conoscere due esempi luminosi di fede: S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e S. Massimiliano Kolbe. Fare memoria è riportarci alle nostre radici, alla nostra stessa umanità, così martoriata oggi dall’egoismo e dall’odio. La croce è l’unico simbolo della Gmg. I giovani la toccheranno. Nei tanti crocifissi di ieri e di oggi potranno essere a loro volta toccati da Cristo crocifisso e Risorto.      

 

Giù i muri , su i ponti!

Oggi molte persone vivono un perpetuo cammino, per strada, in mare, lungo le frontiere e i muri alzati, vittime della mancanza di un cuore misericordioso. La Gmg è per tutti i giovani un’opportunità per abbattere i muri dell’esclusione, della non accoglienza, dell’opulenza, della morte. Sarà un’occasione per costruire ponti, di vita, solidarietà, amicizia, di sorrisi e abbracci; ponti tra i cuori, tra i popoli del mondo. Sarà una scuola e di educazione alla mondialità, alla convivenza pacifica, insomma un immergersi in quel “fare del mondo una sola famiglia in Cristo” di S. Guido Conforti.

In quelle due settimane in migliaia saranno una sola famiglia riunita dal Risorto, che farà ardere i cuori inariditi dalla paura, dalla delusione, dal mondo centrato sul solo guadagno. Tanti giovani sparsi per il mondo, con lingue e culture diverse pregusteranno la missionarietà della chiesa. Speriamo che, come i re magi, rientrino nei loro paesi “per un’altra strada”, evitando di passare da Erode. Questo evento provochi in loro un cambiamento di vita, di scelte: da strade di morte a strade di luce, di misericordia, di un mondo nuovo in Dio.



22/06/2016

Bujumbura: una sala per incontri

immagine_articolo di p. Mario Pulcini, sx

Desideriamo che la casa di formazione degli studenti saveriani a Bujumbura, in Burundi, sia sempre più aperta e diventi il cuore della nostra missione. Quest'anno sono 32 i ragazzi che stanno seguendo il cammino formativo, accompagnati nella loro crescita da 4 confratelli.

C’è la necessità, quindi, di un ambiente idoneo e capiente dove i vari gruppi di Bujumbura possono riunirsi per degli incontri a carattere sociale, culturale, umano, formativo.

Esiste già un ambiente che era un magazzino. È stato trasformato provvisoriamente in sala di incontri, ma la struttura è a rischio crollo. Bisogna intervenire presto con una radicale ristrutturazione, ripartendo dalle fondamenta, per poi arredarla con il minimo necessario.

Abbiamo la possibilità di reperire qui i mezzi idonei e i costi sarebbero quindi contenuti. In totale ci servono 20.000 euro. Con il vostro aiuto potremmo concludere i lavori in breve tempo, per iniziare a organizzare incontri ed eventi nel nuovo ambiente che sarà dedicato a san Guido Conforti.

p. Mario Pulcini, Bujumbura - Burundi



19/05/2016

Il samaritano campione di compassione

immagine_articolo di p. Filippo Rota Martir, sx

Nella parabola del Buon Samaritano (Lc 10,25-37) il sacerdote e il levita vedono l’uomo moribondo, ma lo ignorano, guardano, ma non si fermano. Per Francesco oggi, anche noi, “di fronte alla sofferenza di così tanta gente sfinita dalla fame, dalla violenza e dalle ingiustizie, non possiamo rimanere spettatori”. Ignorare tutto ciò significa ignorare Dio stesso.

Guarda caso proprio un samaritano “impuro”, un eretico, disprezzato e nemico “ebbe compassione”: il  suo cuore, le sue viscere, si sono commosse. Invece gli altri due (religiosi!) rimasero freddi, chiusi. L’opposto della compassione è l’indurimento del cuore. “È perdita dell’umanità, è il paganesimo segnato dall’insensibilità verso la sofferenza degli altri” (card. Schönborn).

 

L’Europa (dove crescono barriere, egoismi, cortine di ferro) ritrovi le radici, la sua storia, i suoi valori, altrimenti si frantuma, si distrugge e diviene disumana, un deserto arido. Le canoniche delle parrocchie e le case religiose che aprono le porte e il cuore all’accoglienza dei più deboli sono segni efficaci e credibili di misericordia, di resurrezione. Ma sono anche luci che indicano a tutti come salvarsi.

Non è facile, il cammino è tutto in salita, ma è compito della chiesa, con umiltà e coraggio, dare un’anima al mondo, che sceglie il mercato disumano ed escludente come unica religione a cui obbedire, una religione che provoca l’abbandono di centinaia di milioni di persone (la “cultura dello scarto”).

 

Le opere di misericordia corporale ci invitando ad agire. Di fronte al senza tetto, alla famiglia che non arriva a fine mese, agli immigrati che sbarcano da noi, di fronte agli anziani soli che fare? Che risposta diamo alle gravi e ripetute violazioni della libertà di religione e di credo? Serviamo Gesù Crocifisso in ogni persona emarginata, toccando la carne di chi è escluso, ha fame, ha sete, è nudo, carcerato, ammalato, disoccupato, perseguitato, profugo. Lì incontriamo il Signore, lì c’è la possibilità (donata proprio a tutti) di salvarsi e “avere la vita eterna” (v. 25).  

 

A partire da questo Giubileo, anche chi ha il cuore indurito si lasci scuotere dalla tristezza e dalla disperazione “di quanti si sono visti perfino sottrarre il corpo dei loro cari, e non hanno più neppure un luogo dove poter trovare consolazione”. Come il Samaritano (e Gesù) lasciamoci tutti toccare, nelle viscere, per chi soffre. Come succede a una donna quando porta in grembo un piccolo. La misericordia è un amore che non distingue dove finisce il tuo essere e comincia quello della tua creatura. Ciò che è fatto a lei “lo senti fatto a te”.

 

Ma la compassione del samaritano va oltre il puro sentimento, fino a prendersi cura e ristabilire del tutto chi era ferito a morte. La parabola finisce: “Và e anche tu fa così”. Sii prossimo di chiunque ha bisogno di te. Chiesa “in uscita”, sii ospedale da campo che si avvicina, si abbassa, cura le ferite e riscalda i cuori. La misericordia di Dio ci trasformi e ci spinga a farci carico della croce dei fratelli, dei poveri, del mondo, del creato. 



19/05/2016

Ricevere e dare misericordia

immagine_articolo di Severin Dupon, sx

Severin Ngueliassi Arnaud è un teologo saveriano del Camerun; frequenta l’ultimo anno di teologia a Parma. Lo ringraziamo per averci offerto questa bella riflessione.

 

La misericordia, letteralmente, è un sentimento di compassione per la miseria altrui e si concretizza in opere concrete. Non esiste una misericordia astratta, chiusa su di sé, ferma, nascosta; si manifesta in atti di soccorso, di aiuto reale, nel fermarsi ad assistere una persona in difficoltà. La misericordia rivela l’amore con il quale Dio, come una madre, si commuove, fino al profondo delle viscere, per i suoi figli.

 

Il modo come guardiamo agli altri

“La misericordia non è un’idea astratta ma s’incarna nel volto di Gesù”. I suoi gesti, le sue parole, il suo sguardo traducono l’Amore del Padre. Il suo accostare le persone in modo unico e irrepetibile, i segni che egli compie, sono all’insegna della misericordia. Tutto in lui è misericordia; nulla in lui è privo di compassione.

I cristiani sono chiamati a vivere la misericordia nei confronti di tutti e soprattutto dei più poveri, esclusi e sofferenti. In tal modo essi rendono credibile il vangelo. Essa offre a tutti, nessuno escluso, la possibilità di sperimentare la gioia della tenerezza di Dio, di essere da Lui perdonati.

Gesù ci chiede di non giudicare né condannare, ma di perdonare e donare amore senza misura. La misericordia di Dio è senza fine. È cristiano chi vive, nella sua vita, l’amore di Dio che è “misericordioso, lento all’ira e ricco d’amore”.

 

Giungere alla serenità del cuore

Lo sguardo di Gesù era un sguardo carico di misericordia che perdonava i peccati dell’uomo e, vincendo le sue resistenze, trasformava i peccatori in suoi discepoli. Gesù guardò Matteo con misericordia e lo scelse. Dio è un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto con la sua compassione (il figliol prodigo, Lc 15).

A noi per primi è stata usata misericordia, quindi dobbiamo viverla. Sappiamo che è difficile perdonare! Il vescovo saveriano, mons. Biguzzi racconta che un giorno, in Sierra Leone, chiese a un giovane se, nonostante tutto, lui si ritenesse ancora un buon cristiano. Gli rispose subito: “Sì, perché io prego e perdono”. Quel giovane aveva capito che “la giustizia di Dio è il suo perdono”. Il perdono ci fa giungere alla serenità del cuore. È una forza che risuscita a vita nuova e aiuta a guardare il futuro con speranza. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta ci fa vivere felici.

 

Fare l’esperienza del perdono

Come ama il Padre così amano i figli. Dio è misericordioso e anche noi siamo chiamati a essere misericordiosi gli uni verso gli altri. La mentalità di oggi sembra opporsi a Dio, sembra togliere dal cuore umano l’idea della misericordia. Quest’ultima sembra porre a disagio l’uomo. Essa invece è un ideale, una meta da raggiungere, anche se richiede sacrificio.

Per capire e vivere la misericordia è necessario fare l’esperienza dell’amore vero, della tenerezza e dell’accoglienza del Padre. Nella parabola nessuno dei due figli lo ha incontrato veramente. Il disordine (il figlio che esce di casa) e l’eccesso di ordine (il figlio maggiore obbediente) impediscono di conoscere la misericordia che scaturisce dal cuore del Padre.

Per entrare nel regno, non basta rimanere in casa e nascondersi sotto una falsa sottomissione; non basta non trasgredire. Il Padre misericordioso ci viene sempre incontro e si rallegra del ritrovamento, non ci lascia in preda alla solitudine e al rifiuto. Non denuncia il nostro peccato, non ci accusa. Va alla ricerca di chi si è perso e di chi ha un cuore di pietra ed è geloso. Questo è motivo di gioia per tutti noi.



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